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La salute urinaria del gatto comincia dall'acqua

  • Immagine del redattore: Karin Pedrona
    Karin Pedrona
  • 7 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

Se dovessi sottolineare una sola parola in tutto questo discorso, sceglierei acqua. La frase è di Lisa Pierson, veterinaria americana che per prima ha divulgato molti di questi concetti, e resta il punto di partenza più onesto quando si parla di vescica e reni nel gatto.



Il gatto discende da un predatore del deserto e ha un senso della sete molto basso. In natura ricava quasi tutta l'acqua dalla preda, che contiene intorno al 70 per cento di umidità. Una crocchetta ne contiene circa il 7-10 per cento. Un gatto alimentato a crocchette vive quindi in uno stato di disidratazione cronica, anche quando il proprietario lo vede bere spesso alla ciotola.



Gli studi lo confermano. In una prova su ventiquattro gatti, quelli alimentati con una dieta completamente umida hanno assunto circa il doppio dell'acqua totale e prodotto un volume di urina superiore di oltre un terzo rispetto a quelli a sola crocchetta (Buckley e coll., 2014). Chi mangia crocchette beve di più alla ciotola, ma non abbastanza da compensare l'acqua che manca nel cibo. Conta molto: una dieta umida riduce le recidive di cistite idiopatica e di calcoli rispetto alla crocchetta (Markwell e coll., 1999).



La maggior parte delle cistiti feline è sterile



Quando un gatto urina spesso, a piccole quantità, con sangue e dolore, la reazione istintiva di molti è pensare a un'infezione e partire con l'antibiotico. Nella maggioranza dei casi è la scelta sbagliata. Nel gatto giovane e adulto la causa più frequente di questi sintomi è la cistite idiopatica felina (FIC), un'infiammazione della vescica senza batteri, legata soprattutto allo stress e alla scarsa idratazione (Buffington e coll.).



I dati storici parlano di meno del 2-3 per cento di vere infezioni batteriche nei gatti giovani con sintomi urinari, mentre la FIC rappresenta da sola circa il 55-65 per cento dei casi. Alcuni studi europei più recenti hanno riportato percentuali di batteriuria più alte, fino al 33 per cento in una casistica norvegese (Eggertsdóttir e coll., 2007), spesso però in gatti con altre patologie o già cateterizzati. Il quadro generale resta chiaro: nel gatto giovane l'infezione batterica è rara, e trattare ogni cistite con antibiotico significa curare un dolore infiammatorio con il farmaco sbagliato, creando anche resistenze.



Nel gatto oltre i dieci anni le infezioni diventano più frequenti, perché aumentano le malattie che diluiscono le urine, come l'insufficienza renale, il diabete e l'ipertiroidismo. Anche in questa fascia, però, buona parte delle cistiti resta sterile, e la diagnosi andrebbe confermata con un'urinocoltura su campione prelevato per cistocentesi, mai impostata a priori.



Trovare sangue nelle urine non implica automaticamente un'infezione. Il sangue compare spesso per la sola infiammazione.



Dolore e stress si alimentano a vicenda: il dolore genera stress e lo stress peggiora l'infiammazione della vescica. Per questo la gestione del dolore fa parte della cura, insieme alla riduzione dello stress ambientale e all'aumento dell'acqua nella dieta. Molti gatti risolvono l'episodio in pochi giorni, a volte da soli.



Cristalli e calcoli sono cose diverse



I cristalli sono spesso un reperto normale nelle urine del gatto e da soli non giustificano una dieta speciale. Un dettaglio tecnico importante: i cristalli possono formarsi fuori dal corpo, dentro al campione, in trenta-sessanta minuti. Se le urine vengono raccolte a casa e analizzate ore dopo, o spedite a un laboratorio esterno, si rischia un falso positivo, con la preoccupazione che ne segue e una dieta inutile per il gatto.



La crocchetta gioca un ruolo doppio: concentra le urine per mancanza di acqua e, per il suo contenuto di carboidrati, tende ad alcalinizzarle, favorendo i cristalli di struvite. Urine concentrate significano più cristalli e più probabilità che si aggreghino in calcoli, oltre a una maggiore irritazione della parete vescicale.



Sul pH si concentra troppa attenzione. Conta molto di più la quantità di acqua nella dieta. Le diete acidificanti hanno un ruolo solo temporaneo e mirato, per esempio nei calcoli di struvite, e vanno usate con cautela, perché un ambiente troppo acido può favorire i calcoli di ossalato di calcio e abbassare il potassio.



E i reni?



La malattia renale cronica è tra le principali cause di morte nel gatto anziano, e la disidratazione cronica da crocchetta non aiuta un rene già affaticato. Qui però serve onestà scientifica, perché su questo punto la divulgazione più datata va aggiornata. Oggi esistono prove solide che le diete renali, formulate a ridotto contenuto di proteine e fosforo, migliorano la qualità di vita e allungano la sopravvivenza dei gatti con insufficienza renale negli stadi da 2 a 4 (Elliott e coll., 2000; Ross e coll., 2006). Il dibattito ancora aperto riguarda quanto pesi la restrizione proteica rispetto a quella del fosforo, considerata oggi il fattore più determinante.



Questo non toglie centralità all'acqua. Un rene malato ha bisogno di urine diluite, e una dieta a bassissima umidità gli complica il lavoro. Il compito, per chi ragiona in termini di alimentazione fresca, diventa costruire una dieta umida, completa e bilanciata, calibrata sullo stadio della malattia e sui valori del singolo gatto, sempre in dialogo con il veterinario che segue il caso. L'acqua nella ciotola è una parte della soluzione, la qualità e l'equilibrio della dieta sono l'altra.



In pratica



Alcuni gesti semplici aumentano l'acqua che il gatto assume ogni giorno:



aggiungere uno o due cucchiai di acqua a ogni pasto umido, anche aromatizzata con un poco di brodo non salato o acqua di tonno;


offrire una fontanella, che invoglia molti gatti a bere di più;


preparare cubetti di acqua aromatizzata al tonno da sciogliere nella ciotola, per tenerla fresca e appetibile;


usare una lettiera agglomerante, che permette di vedere quanta urina viene prodotta e di accorgersi subito se qualcosa cambia.



Un'ultima cosa, la più importante. Un gatto, soprattutto maschio, che entra e rientra nella lettiera senza produrre urina è un'emergenza medica. L'uretra può essere ostruita, e sono ore che contano. In quel caso si va dal veterinario subito, senza aspettare.



Il filo che lega tutto



Alla fine il filo è sempre lo stesso: l'acqua. Molti di questi concetti li ha divulgati per prima Lisa Pierson, e la ricerca degli ultimi vent'anni li ha in gran parte confermati e affinati. Nella mia esperienza di allevatrice, su quattro generazioni di Norvegesi delle Foreste seguite in BARF dal 2010, un gatto ben idratato e alimentato con cibo fresco e bilanciato non incontra questi problemi . Resta un'osservazione di campo, da leggere come tale, ma va nella stessa direzione, la letteratura scientifica.



BARF Coach e Nutrizione Felina - Karin Pedrona Tecnico Dietetica e Nutrizione Veterinaria

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