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La Glicogenosi di Tipo IV
La GSD IV (glycogen storage disease type IV, glicogenosi di tipo IV) fa parte di un insieme di malattie, chiamate appunto glicogenosi. Quella di tipo IV colpisce il Norvegese delle Foreste. Sono patologie ben descritte anche in umana, classificate come malattie rare.
In un organismo normale, l’eccesso di glucosio ottenuto con la dieta o con la conversione di proteine e grassi viene immagazzinato in una catena ramificata di polimeri, il glicogeno, costruito utilizzando come catalizzatore l’enzima GBE (glycogen branching enzyme). Quando l’organismo ha bisogno di energia, le molecole di glucosio sono rimosse dal glicogeno e immesse nella circolazione sanguigna oppure utilizzate dai tessuti. L’abilità diaggiungere e rimuovere il glucosio dal glicogeno in modo efficiente dipende dalla complessità della sua struttura ramificata.
La GSD IV è una deficienza ereditaria dell’enzima GBE: i soggetti affetti immagazzinano una forma abnorme di glicogeno che, quindi, porta a un insufficiente utilizzo del glucosio. Ecco quindi che la GSD IV può essere considerata una ipoglicemia cronica che peggiora inesorabilmente verso la morte (perché l’organismo non è in grado di utilizzare in modo efficace il glucosio).
Nel gatto, i cuccioli affetti muoiono poche ore o pochi giorni dopo la nascita, molto probabilmente perché non hanno sufficiente glucosio per superare il parto e le prime ore/giorni di vita. Più rara è la forma tardiva, per cui il cucciolo è sano fino ai 5/7 mesi per poi, improvvisamente, mostrare un blocco della crescita e una debolezza diffusa, con i seguenti sintomi:
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ipertermia elevata (oltre 40°), insensibile ai corticosteroidi
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tremori intermittenti e generalizzati che diventano permanenti
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fiacchezza intermittente, a “singhiozzo”
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debolezza muscolare, seguita da atrofia muscolare, contratture fibrotiche di
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articolazioni che portano a difficoltà di movimento e di alimentazione e che richiedono assistenza continua da parte del proprietario
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tetraplegia
I gatti affetti possono sopravvivere fino ai 10/14 mesi. Muoiono di arresto cardiaco, a volte dopo coma.
La malattia è letale e non esistono cure.
E’ possibile che sia confusa con l’isoeritrolisi neonatale perché i sintomi possono far pensare a entrambe le patologie. L’unica cosa che si può fare è il test (genetico per la GSD IV, identificazione del gruppo sanguigno con tipizzazione dell’allele B per l’isoeritrolisi neonatale).
Profilo genetico
La mutazione della GDS IV è recessiva, ciò implica che la possibilità che si esprima nella discendenza c’è solo se entrambi i genitori sono portatori della mutazione.
Si possono trovare 3 differenti possibilità:
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entrambi i genitori sono sani (essi sono omozigoti per l’allele normale): i figli sono sani e non porteranno la mutazione.
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se uno dei genitori è carrier (eterozigote) avremo circa il 50% di carrier ed il 50% di gatti sani tra i loro figli.
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Quando due portatori vengono accoppiati noi otteniamo il 25% di gatti malati, il 50% di carrier ed il 25% di gatti sani.
Ricordiamo che un gatto carrier è un gatto che non ha la malattia e che non la svilupperà mai. Potrà però trasmettere la mutazione ai figli.
Il test
E’ disponibile un test genetico, su sangue o tampone buccale, per individuare non solo i gatti affetti ma anche i portatori.
Alcuni laboratori che eseguono questo test sono:
Vetogene Genefast Antagene Genindexe Laboklin
Approfondimenti
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FYFE et al. (2007)A complex rearrangement in GBE1 causes both perinatal hypoglycaemic collapse and late-juvenile-onset neuromuscular degeneration in glycogen storage disease type IV of Norwegian forest cats, Mol Genet Metab. 90, 4, 383-92.
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http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?tool=pubmed&pubmedid=17257876
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Le Glicogenosi su Wikipedia
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FYFE et al. (1992)Glycogen storage disease type IV: inherited deficiency of branching enzyme activity in cats., Pediatr Res. 32, 6, 719-25.FYFE (1995)
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Glycogen storage disease in cats, J Am Vet Med Assoc. 206, 3, 286.
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GASCHEN et al.In Congenital feline myopathies, Glycogen Storage disease type IV, 360-361
Cardiomiopatia ipertrofica nel gatto:
cosa è importante sapere
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La cardiomiopatia ipertrofica (HCM, dall'inglese hypertrophic cardiomyopathy) è una malattia del muscolo cardiaco. Comporta un ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro, in assenza di altre patologie cardiache o sistemiche in grado di spiegare quell'ispessimento. È la forma di cardiopatia più diffusa nel gatto e riguarda circa il 15% della popolazione felina, spesso in forma silente.
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Una malattia con base genetica, ma non solo
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L'HCM può presentarsi come conseguenza di altre condizioni, come ipertensione, ipertiroidismo o acromegalia: in questi casi si parla di forma secondaria. Esiste però anche una forma primaria, su base ereditaria, che colpisce con maggiore frequenza alcune razze: Maine Coon, Ragdoll, Persiano, British Shorthair, Sphynx, Himalayano . La malattia può comunque manifestarsi anche in gatti comuni europei e in altre razze come il Norvegese delle foreste.
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Nel Maine Coon e nel Ragdoll è stata identificata una mutazione genetica specifica per razza (rispettivamente nei geni MYBPC3-A31P e MYBPC3-R820W), responsabile di un'alterazione della proteina che partecipa alla contrazione del muscolo cardiaco. Per queste due razze esiste quindi un test genetico dedicato. Per il Norvegese delle Foreste, così come per la maggior parte delle altre razze predisposte, non è disponibile un test genetico specifico
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La trasmissione, dove nota, segue un modello autosomico dominante a penetranza incompleta: significa che avere una sola copia alterata del gene può bastare per essere geneticamente predisposti, ma questo non permette di prevedere con certezza se e quando la malattia si manifesterà, né quanto sarà grave.
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Come si presenta
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L'età tipica di comparsa è tra i 4 e gli 8 anni, anche se nei Maine Coon si sono osservati casi già a 6 mesi e in alcuni soggetti la malattia compare più tardi, verso i 6-7 anni. I maschi sembrano essere più a rischio delle femmine.
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Uno degli aspetti più insidiosi dell'HCM è che può restare del tutto silente per molto tempo. Il gatto può non mostrare alcun sintomo fino a un episodio acuto di scompenso cardiaco o di tromboembolismo arterioso. Anche una visita clinica accurata non è sufficiente a escludere la malattia: circa la metà dei gatti affetti non presenta soffi cardiaci né altre anomalie rilevabili all'auscultazione.
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Come si diagnostica
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L'esame di riferimento è l'ecocardiografia, eseguita secondo protocolli standardizzati. Permette di misurare lo spessore delle pareti cardiache nei vari punti del ventricolo sinistro e di escludere altre cause di ispessimento, come la stenosi aortica. Si parla di ipertrofia quando lo spessore in telediastole supera i 6 mm; i valori tra 5,5 e 6 mm sono considerati dubbi e richiedono controlli ripetuti nel tempo. Lo studio Doppler completa l'esame, valutando eventuali alterazioni del flusso sanguigno legate all'ispessimento.
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La radiografia del torace è un esame complementare, utile soprattutto per valutare la presenza di congestione polmonare nei casi più avanzati.
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Terapia e prognosi
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Non esiste una terapia unica per l'HCM e le evidenze scientifiche sul trattamento dei gatti asintomatici restano limitate. Nei casi con ostruzione dinamica del tratto di efflusso si può ricorrere a un beta bloccante, mentre quando aumenta il rischio di tromboembolismo (in particolare con l'ingrandimento dell'atrio sinistro) è raccomandata una terapia antiaggregante. Nei casi di scompenso cardiaco acuto si utilizzano diuretici e farmaci di supporto alla funzione cardiaca.
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La prognosi dipende molto dal momento della diagnosi. Un gatto asintomatico individuato tramite screening, con atrio sinistro di dimensioni normali, ha in genere una prospettiva favorevole nel lungo periodo. La prognosi peggiora invece nei soggetti che hanno già avuto un episodio di scompenso o che presentano dilatazione atriale.
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Perché lo screening cardiologico è centrale nell'allevamento serio
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Lo screening ecocardiografico periodico dei genitori è uno strumento fondamentale di prevenzione. Le linee guida internazionali suggeriscono, per i soggetti non ancora testati geneticamente o appartenenti a razze senza test disponibile, controlli ecocardiografici regolari nel corso della vita riproduttiva
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Per Maine Coon e Ragdoll, dove il test genetico esiste, un risultato positivo in omozigosi esclude il soggetto dalla riproduzione anche se l'ecocardiografia risulta normale, mentre un soggetto positivo in eterozigosi può essere accoppiato solo con partner geneticamente negativi.
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Uno screening cardiologico non elimina il rischio, perché la malattia ha un'espressione variabile e non sempre prevedibile. Riduce però in modo significativo la probabilità di trasmettere la predisposizione, ed è per questo che rappresenta una parte irrinunciabile del lavoro di chi alleva con serietà.
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Fonti: Häggström et al., J Vet Cardiol 2015; Fox & Schober, J Vet Cardiol 2015; Luis Fuentes et al. (linee guida ACVIM), J Vet Intern Med 2020; Longeri et al., J Vet Intern Med 2013; Kittleson & Côté, J Feline Med Surg 2021; März et al., J Feline Med Surg 2015 (studio sul Norvegese delle Foreste).







