Il paradosso del cane / gatto BARFISTA in pet therapy
- Karin Pedrona

- 9 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Scusate, ma il cane non lo portate fuori a spasso? Ah no, giusto, lo mettete dentro un grande guanto di plastica!… giusto… così non pesta pozzanghere, non annusa sederi di altri cani, non lecca il marciapiede e non fiuta‑mangia le cacche di gatto e chi ne ha più ne metta....
Il cane è bene ricordare che è un essere vivente che esplora l’ambiente con il naso, la bocca e le zampe, non un gadget sterilizzato da sala operatoria per soddisfare criteri utopistici umani.
Il rischio reale non è solo nel cibo
Se il problema sono i patogeni , allora il rischio reale è anche :
il contatto con le feci di altri animali in strada,
l’ambiente urbano o anche extraurbano infetto (guano di piccione, carcasse , feci di topi, pozzanghere, cibo buttato, feci di altri animali.. )
i pavimenti e i trasporti che il cane calpesta per arrivare in ospedale.
Pet food contaminato
Eppure, il divieto viene puntato proprio sulla dieta BARF, trattandola come se fosse l’unico motore di trasmissione di patogeni.
Il paradosso: si criminalizza la carica infettiva potenziale di un alimento crudo, ma si ignora completamente la carica infettiva reale e quotidiana dell’ambiente reale in cui quel cane vive e circola.
Se davvero si volesse eliminare il rischio microbiologico, bisognerebbe:
sterilizzare il cane (impossibile),
sterilizzare il mondo in cui vive (assurdo).
Invece, si sceglie una scorciatoia burocratica: vietare il BARF per “prudenza”
Rispondete a questa domanda: secondo voi è più controllata la carne a uso umano o la carne e i processi di lavorazione e confezionamento del pet food?
I Mangimi industriali, non sono “STERILI”
I mangimi commerciali non sono “sicuri” per definizione.
Vengono spesso richiamati per Salmonella, ma anche per altri patogeni, contaminazioni crociate, aflatossine, Listeria… però nessuno se ne interessa o se ne accorge
La BARF fatta in maniera consapevole, con carne di origine per uso umano, controlli sulla catena del freddo, igiene di preparazione e sensibilità del proprietario, è spesso molto più controllata e monitorata di un mangime industriale prodotto su scala enorme, con matrici complesse e rischi di contaminazione crociata.
Quindi il paradosso si palesa: si vieta o demonizza il BARF perché “potrebbe” veicolare salmonella, ma si accetta tranquillamente che il cane mangi mangimi che periodicamente vengono ritirati proprio per Salmonella e altri patogeni.
La differenza è solo di percezione:
il rischio del BARF è “visibile” (carne cruda, sangue, mani che preparano),
il rischio industriale è “invisibile” (etichetta pulita e scintillante, brand conosciuto, pubblicità ingannevole con petti di pollo sulle confezioni , nessuna immagine delle fabbriche dove avviene la produzione).
"Il cane può portare lo stesso patogeno in ospedale" la via d’ingresso non cambia il rischio per il paziente.
E la dieta casalinga “cotta”?
Parlando di dieta casalinga, anche quella prodotta in maniera commerciale, o snak cotti , per quanto riguarda le contaminazioni con patogeni ,spesso avvengono dopo cottura, per scarsa igiene di manipolazione, grandi ambienti di difficile sanificazione, lavaggio delle superfici, contaminazione incrociata tra alimenti crudi e cotti, frigoriferi, abbattitori, non sanificati, errata gestione dei tempi di raffreddamento etcc.... Quindi neppure la dieta casalinga “cotta” assicura sterilità e, allo stesso modo, il problema non è il crudo in sé, ma il rischio mancato di gestire il rischio reale in modo globale.
La paura stupida dei batteri
Inoltre, è incredibile quanto la paura dei batteri patogeni sia spesso totalmente sproporzionata rispetto alla realtà. Un cane che fa pet therapy non è un fornitore batterico ambulante, soprattutto se il paziente non si mette a leccare il sedere del cane né a farsi leccare la faccia.
In molti contesti si parla di patogeni come se bastasse “averli” a renderli automaticamente pericolosi, ma non è solo questione di presenza/assenza di un batterio, è questione di carica batterica e di contesto.Un cane può portare in casa qualche batterio, ma se il contatto è limitato, se ci sono mani pulite, igiene delle zampe, gestione dell’ambiente, il rischio reale è spesso bassissimo: non zero, ma gestibile.
Se questo insieme viene ignorato e si concentra tutto il discorso su un singolo aspetto — la BARF — il risultato è solo una regola burocratica che dà l’illusione della sicurezza, ma non aumenta davvero la protezione.
Esempi concreti attuali: richiami italiani di mangimi secchi e snack per cani
Per rendere il discorso più concreto ti elenco alcuni casi italiani recenti di richiami di mangimi secchi, crocchette e snack per cani
Crocchette Wilky Dog Adult con maiale – Salmonella
Crocchette secche per cani Wilky Dog Adult con maiale, sacchi da 20 kg, lotto 25C05A1P2411.
Il richiamo è stato disposto dal Ministero della Salute per positività alla Salmonella spp. riscontrata da controlli dell’ASL Molise.
Puoi leggere i dettagli sul richiamo su:
Maxi richiamo crocchette Colella – rischio microbiologico
Diversi lotti di crocchette secche per cani e gatti a marchio Colella sono stati richiamati per sospetta contaminazione da sottoprodotti di origine animale non conformi, classificati come rischio microbiologico dall’Istituto Zooprofilattico.
Dettagli e lista dei lotti:
Richiami generali di mangimi secchi per cani
Il Ministero della Salute e i portali di sicurezza alimentare segnalano ripetuti richiami di mangimi secchi per cani per rischio microbiologico, contaminazioni crociate, materie prime non conformi.
Aggiornamenti e avvisi ufficiali si trovano nella sezione richiami del Ministero della Salute e sui siti di informazione alimentare, come:
Snack e prodotti essiccati per cani – Salmonella
Sono stati segnalati anche richiami di snack o prodotti essiccati per cani per presenza di Salmonella, inseriti negli avvisi di sicurezza del Ministero della Salute.
Puoi verificarli tramite la sezione dedicata ai richiami di alimenti per animali sul sito del Ministero:




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