MONOPROTEICO - bell imbroglio!!
- Karin Pedrona

- 12 lug
- Tempo di lettura: 2 min

La confezione può sembrare rassicurante, ma per fare una scelta davvero funzionale ed utile a una VERA dieta ad esclusione è importante andare oltre il marketing e poter controllare con attenzione ingredienti, analisi e dichiarazione nutrizionale.
Cosa davvero abbastanza improbabile, dato che i veri dati spesso non sono reperibili.
Lo dico perché, a fronte dello studio recente L’Università di Padova , ciò che viene presentato come “monoproteico” o adatto a una dieta di esclusione non coincide davvero con la composizione reale.
L’Università di Padova ha di recente pubblicato, su BMC Veterinary Research, la ricerca : ‘Undeclared animal species in dry and wet novel and hydrolyzed protein diets for dogs and cats detected by microarray analysis.’ https://link.springer.com/article/10.1186/s12917-018-1528-7
I ricercatori hanno utilizzato un kit analitico volto a identificare le proteine animali, a raffronto con il DNA di 19 diverse specie. Su una serie di referenze di pet food presentato come monoproteico, in quanto destinato a diagnosi e trattamento di intolleranze alimentari.
Il Risultato?
lo volete proprio sapere? se siete pronti a farvi crollare la terra sotto ai pedi proseguite con la lettura:
solo 10 prodotti dei 40 analizzati hanno rivelato avere un contenuto conforme a quanto dichiarato in etichetta. I ‘restanti’ 30 pet food – vale a dire, il 75% del campione esaminato (!) – è invece fuorilegge.
Con le seguenti peculiarità:
– 5 prodotti neppure contengono la proteina della specie animale dichiarata, (!)
– 2 etichette sono così vaghe da rendere impossibile una valutazione del loro significato,
– 23 cibi etichettati come monoproteici rivelano invece la presenza di proteine animali ulteriori, di specie diversa rispetto a quella dichiarata.
- 13 dei 14 marchi analizzati dai ricercatori di Padova presentano almeno un prodotto etichettato in modo difforme rispetto alla sua effettiva composizione. La presenza di proteine animali non dichiarate è stata riscontrata soprattutto negli alimenti secchi. Le fonti proteiche animali non dichiarate più ricorrenti sono maiale, pollo e tacchino.
A questo punto , il mio miglior conisiglio come vostra BARF Coach , è quello di rivolgervi a un Veterinario Nutrizionista e di intraprendere una VERA dieta ad esclusione , ma soprattutto ricordo una cosa fondamentale: le diete di esclusione non vanno improvvisate.
Quando c’è un problema di intolleranza, sensibilità alimentare o un bisogno nutrizionale specifico, è sempre meglio affidarsi a un Veterinario Nutrizionista, così da impostare un percorso davvero adatto, sicuro e monitorato.
Scegliere bene non significa cercare il marchio “più rassicurante” , perchè come vedete , spesso è solo Marketing..
Certo le aziende virtuose, possono esserci, ma solo chi è del settore può aiutarvi seriamente a districarvi in mezzo a queste Normative che NON TUTELANO il consumatore.
FONTE: (1) BMC Veterinary Research (2018) 14:209 https://doi.org/10.1186/s12917-018-1528-7. Autori Rebecca Ricci, Daniele Conficoni, Giada Morelli, Carmen Losasso, Leonardo Alberghini, Valerio Giaccone, Antonia Ricci e Igino Andrighetto
(2) Le intolleranze oltretutto, nei quadrupedi al pari dei bipedi, possono causare lo sviluppo di malattie il cui esito letale è posticipato rispetto all’assunzione delle proteine cui il soggetto è vulnerabile
(3) Cfr. reg. CE 178/02, articoli 15 e 20. L’autorità potrebbe ragionevolmente autorizzare la ri-etichettatura dei prodotti in questione, quali mangimi di uso corrente, in ottica di riduzione degli sprechi (feed waste)
Con tanta rabbia
Vostra Barf Coach- Karin Pedrona



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