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Il tuo gatto non è capriccioso: cosa dice davvero la scienza su come mangia

  • Immagine del redattore: Karin Pedrona
    Karin Pedrona
  • 10 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

C'è una scena che quasi ogni proprietario di gatto conosce: la ciotola piena, il gatto che annusa, si ferma un momento, e poi se ne va... E Subito arrivano i dubbi. Non gli piace? È schizzinoso? Devo cambiare marca?

Nella maggior parte dei casi il problema non è il cibo.

Stiamo leggendo il comportamento del gatto con logiche umane che, semplicemente, non funzionano.

Un predatore in un appartamento

Il gatto domestico discende da Felis silvestris lybica, un predatore solitario che caccia piccole prede distribuite nell'arco della giornata.

Topi, insetti, piccoli rettili: ogni preda è un evento singolo, con esito variabile, da questa origine deriva un pattern alimentare preciso: tanti piccoli pasti, distribuiti nel tempo, con picchi naturali all'alba e al tramonto.

Questo schema non è scomparso con la domesticazione, è ancora inscritto nella fisiologia del gatto che vive con noi. Quando gli imponiamo due pasti abbondanti al giorno, o all'opposto lasciamo cibo sempre disponibile nella ciotola, stiamo adattando lui alla nostra convenienza, non rispettando la sua biologia!

Sono due "ideologie" opposte che si contendono la ragione , ma invece hanno la stessa radice: ignorare che l' alimentazione del gatto è avviene intorno all'alternanza tra attesa, ricerca e consumo.

Il cibo che appare e scompare, che si ottiene con un minimo di coinvolgimento, che arriva in momenti diversi della giornata, è molto più vicino a ciò per cui il gatto è fisiologicamente attrezzato.

Perché il gatto smette di mangiare prima di finire la ciotola

Uno studio recente del gruppo di ricerca del professor Masao Miyazaki all'Università di Iwate, pubblicato su Physiology & Behavior nell'aprile 2026, ha dimostrato finalmente ciò che ai mie occhi appariva evidente da molto tempo : i gatti non smettono di mangiare perché sono sazi. Smettono perché si abituano all'odore ( ma non solo nella mia opinione, ma vi dirò di più a fine articolo).

Il meccanismo si chiama assuefazione olfattiva.

Presentando ripetutamente lo stesso cibo, anche dopo sedici ore di digiuno, i ricercatori hanno registrato un calo progressivo dell'interesse; bastava introdurre un nuovo alimento, o anche solo un odore diverso, per far tornare la motivazione quasi immediatamente.

L'olfatto, nei gatti, non è solo uno strumento di valutazione del cibo: è il principale regolatore della motivazione a mangiarlo.

Ma l'olfatto non lavora da solo. L'appetito del gatto è il risultato di più fattori che si integrano: segnali ormonali come CCK, leptina e GLP-1, densità energetica e contenuto proteico del pasto, palatabilità, stato emotivo, sicurezza percepita dell'ambiente. Anche il comfort fisico durante il pasto conta: ciotole profonde o con bordi che premono sui baffi possono ridurre l'assunzione, non per capriccio ma per disagio sensoriale concreto.( alle volte però è anche vero il contrario, alcuni gatti preferiscono ciotole profonde)

Quello che chiamiamo schizzinosità, nella maggior parte dei casi, è solo la superficie visibile di una fisiologia complessa che non abbiamo ancora imparato a leggere bene.

Quante volte al giorno: meno certezze di quante se ne trovino in giro

Sul numero di pasti giornalieri circolano molte convinzioni, spesso presentate come certezze. La letteratura scientifica è più cauta. Ci sono studi che mostrano come una frequenza inferiore di pasti possa aumentare certi ormoni della sazietà e favorire il mantenimento della massa magra. Ma questo non autorizza a concludere che meno pasti siano sempre meglio, né che tanti piccoli pasti siano sempre la scelta giusta.

La frequenza ottimale dipende dall'età del soggetto, dal suo livello di attività, dalla composizione corporea, dal tipo di dieta, dall'ambiente in cui vive. Non esiste un protocollo universale. Esiste il gatto che hai davanti, con la sua storia e le sue specificità. Chiunque ti offra una risposta valida per tutti i gatti sta semplificando oltre il lecito.

Il problema del gatto indoor: quando la caccia scompare

C'è un elemento che la gestione quotidiana del gatto domestico tende a eliminare quasi completamente: la sequenza caccia, cattura, consumo.

Nel gatto selvatico questa sequenza struttura l'intera giornata.

Nel gatto indoor il cibo appare nella ciotola, senza alcun coinvolgimento attivo, senza anticipo, senza sforzo.

Le conseguenze non sono trascurabili: studi su felini in cattività lo documentano chiaramente, quando l'animale torna a "lavorare" per il cibo, i comportamenti problematici diminuiscono, l'esplorazione aumenta e la condizione fisica migliora. Per il gatto domestico, strumenti come i giochi interattivi o meglio puzzle feeder, sono un modo per restituire almeno una parte di quella sequenza che la vita indoor azzera.

Varietà sì, ma strutturata

La variabilità sensoriale, in termini di odore, texture e temperatura del pasto, aiuta a contrastare l'assuefazione olfattiva e a mantenere alta la motivazione. Questo vale indipendentemente dal tipo di dieta. Non significa però che più variazione equivalga automaticamente a meglio: una rotazione caotica e senza criterio può generare selettività alimentare, rifiuto di alimenti meno stimolanti, difficoltà nella gestione nutrizionale. La varietà che funziona è quella strutturata, pensata, non quella improvvisata.

..... e se l'olfatto sapesse cosa cercare?

L'assuefazione olfattiva è ormai un meccanismo documentato. Ma c'è qualcosa che la ricerca non ha ancora esplorato, e che vale la pena chiedersi.

Un predatore che caccia prede diverse non mangia mai due volte lo stesso profilo aminoacidico, minerale, vitaminico. La varietà delle prede è, di fatto, una garanzia di equilibrio nutrizionale nel tempo.

E se l'assuefazione olfattiva non fosse solo un "riavvio sensoriale", ma qualcosa di più raffinato?

E se fosse un meccanismo evolutivo che spinge il gatto verso la variazione proprio perché la variazione, in natura, significa completezza nutrizionale?

Non abbiamo ancora studi che lo dimostrino. ma io credo che sia esattamente così....

La prossima volta che il tuo gatto lascia la ciotola e ti guarda, chiediti: vuole semplicemente qualcosa di diverso.... o sta cercando qualcosa che in quel pasto non c'è?


Scritto da Karin Pedrona

Fonti: Miyazaki et al., Physiology & Behavior, 2026; Howell et al., Frontiers in Veterinary Science, 2020; Dantas et al., Journal of Feline Medicine and Surgery, 2016; Sadek et al., PMC, 2021.

 
 
 

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