Anche il gatto e la Volpe dicevano la verità... tecnicamente.
- Karin Pedrona

- 2 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Hai in mano un prodotto per il tuo gatto. Leggi "pollo 55%" tra gli ingredienti e dici Wooow questo Si è valido! E pensi al petto di pollo, magari alla coscia, comunque a qualcosa di riconoscibile.
Fermati un momento.
Secondo il Reg. CE 767/2009, la dicitura "pollo" in etichetta può indicare: carne di pollo, proteine di pollo disidratate, sottoprodotti di origine animale della specie pollo, brodo o estratto di pollo, grasso di pollo.
Praticamente qualsiasi parte del volatile, in qualsiasi proporzione. La normativa lo permette.
E se la normativa lo permette, per quale motivo un'industria che punta al profitto dovrebbe usare materie prime costose quando può usare sottoprodotti?
"Pollo" per legge, è la dicitura più ampia e meno vincolante che esiste.
Chi usa materie prime di qualità inferiore la usa esattamente per questo motivo.
E attenzione: anche 'carne di pollo' non è una garanzia assoluta.
La definizione normativa di 'carne' ai sensi del Reg. CE 853/2004 include tutte le parti commestibili dell'animale, e il Reg. CE 1069/2009 permette che materiale idoneo al consumo umano rientri nella Categoria 3 per motivi commerciali. Il confine tra le due categorie dipende dal riconoscimento dello stabilimento produttivo.
Poi c'è la questione di quello che vedi nel prodotto: quegli sfliaccetti che sembrano pezzetti di carne vera non sono quello che sembrano. Quella texture è ottenuta per texturizzazione industriale, un processo che dà forma e aspetto di carne a materiale macinato, pressato e sagomato.
Quell'aspetto è studiato per convincere te, non per nutrire il gatto.
Infine, un dettaglio che spesso sfugge: molti di questi prodotti denominati " naturali" non sono alimenti completi. Usarli oltre il 20% della razione quotidiana porta a carenze nutrizionali importanti nel gatto.
" Complementare" quando c è lo trovi scritto in piccolo, da qualche parte sulla confezione.
Pubblicità Ingannevole.
Sul piano legale, per gli alimenti umani esiste un sistema rigido: il Reg. UE 1169/2011 obbliga a non trarre in inganno il consumatore, e il Reg. CE 1924/2006 impone di dimostrare scientificamente ogni claim nutrizionale prima di usarlo in pubblicità.
Per il pet food niente di tutto questo si applica direttamente, la normativa delega ai produttori stessi la responsabilità di comprovare quello che dichiarano.
Nessun ente verifica preventivamente che la foto di filetto sul packaging corrisponda a quello che c'è dentro.
"Naturale", "biologico", "premium", "come fatto in casa": nessuno lo vieta anche se è solo uno slogan.
L'etichetta del pet food è uno strumento di marketing prima di essere uno strumento di informazione.
Ma nel Campo dei Miracoli del pet food, le monete le butti tu.... Imparare a leggerla è il primo passo per non farsi convincere dalla confezione invece che dal contenuto.




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